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Anni: quarantadue oggi.

Tutti mi chiamano, mi dicono auguri Adriana! Ristorante giapponese allora stasera?

Ma non so, rispondo io.

Nella mia età di mezzo, cosa vengo a fare.

Che senso ha uscire adesso che la mia pelle è un laghetto ghiacciato e teso dall’acido ialuronico?

Sono ancora bella?

Quanti uomini ho beffato col mio piglio da ninfetta.

Mi sembrava di esser scivolata sulla mia età, avevo questa serie nevrotica di fidanzati giovani; una matassa d’affetti fatta di ragazzini senza peli e troppo melensi, di ex fidanzati rigidi, di piscina e discoteca, magrezza e minigonne.

Percorrevo le giornate sulla superficie levigata di una gioventù tardiva probabilmente ma comunque bene accetta, scoppiata all’improvviso sopra la pelle e generatrice di una corsa degli eventi elementare e spensierata.

E sempre mi lagnavo che ero stanca che avevo bisogno di riposo, volevo stare lontana per un po’ dalle scene, imbruttirmi, restare con i miei cinque chili di troppo, essere depressa e quarantenne.

Poi stamattina mi son vista il culo allo specchio.

Un culo di merda.

No.

Non sono bella.

Riposo un cazzo -mi son detta infilando una siringa di botulino sulla chiappa- che ci facevo dentro casa quando non avevo ancora la pelle ispessita dall’esposizione solare prolungata?

E’ stata una cosa da poco la giovinezza.

di Ludovica Anselmo per Cabaret Bisanzio

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