Sul caso Marrazzo ci si era già espressi in precedenza, facendo notare, come le dimissioni fossero giuste non per la manifesta omo/bisessualità del protagonista della vicenda (ognuno è libero di esercitare la propria sessualità, soprattutto nel proprio privato a seconda delle proprie inclinazioni personali), ma perchè il politico in questione non aveva denunciato il ricatto delle forze dell’ordine implicate nella vicenda e per un presunto uso di cocaina. Oggi non vogliamo parlare di questo.
Accade invece che la scia degli implicati in questa faccenda si allunghi, ed allo stesso tempo diminuisca. Mi spiego: ad una lista di ‘fruitori’ di servizi che si allunga, ce n’è una dei testimoni che si accorcia, come da buon copione delle vicende sotterranee di quella storia d’Italia che non è quella formale insegnata nelle scuole, quella storia che il potere si vuole che si sappia.
Nell’Italia dei casi Mattei, De Mauro, Pasolini, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, del treno Italicus, delle stragi di mafia, oggi si ripropone di nuovo quel clima, fatto di sotterfugi e parti dello Stato deviate. Se quegli uomini che irruppero in casa di Marrazzo e si qualificarono come carabinieri lo fecero, di sicuro non lo fecero di loro spontanea iniziativa. Basti pensare che proprio quella stessa via Gradoli è luogo ben noto ai servizi segreti, ed il fatto che Marrazzo vi si recasse con l’auto blu, stava a significare anche una certa tranquillità negli spostamenti all’interno di quella zona.
All’inizio di luglio viene girato il video da Gianguarino Cafasso, pusher di Roma, indicato da quegli stessi carabinieri che fecero irruzione nel corso dell’incontro tra Marrazzo ed il viado Natalì. Cafasso è il pusher di Brenda, altro transessuale del giro di via Gradoli, amica di Marrazzo e di qualche altra eminenza parlamentare italiana. Quel Cafasso, muore. Dicono colto da infarto in seguito ad una overdose il 12 settembre. Il 13, stando a quello che si dice all’hotel sulla via Salaria, dove Cafasso alloggiava, sarebbe dovuto partire, forse all’estero. Il primo possessore del video è fuori gioco. Morto. Era solo un pusher. Intanto sparisce il cellulare di Cafasso.
Altro testimone, altra morte, altro cellulare scomparso. Questa volta è il viado Brenda. Giorni addietro, il 9 novembre, Brenda è stata coinvolta in una rissa in cui sparisce anche il suo cellulare, dove, come si apprende dagli stessi viados in alcuni casi hanno ripreso con il telefonino i clienti, alimentando un gioco che talvolta può arrivare a estreme conseguenze. Ieri il ritrovamento del cadavere di Brenda carbonizzato presso la propria abitazione, col pc messo sotto l’acqua del lavandino. Regge poco l’ipotesi di suicidio. ed ecco che i pm iniziano subito a percorrere la strada dell’omicidio intenzionale. Quel pc è la chiara volontà di cancellare tutto quanto possa testimoniare qualcosa sulle connessioni tra mondo della politica e questa indagine di droga e prostituzione. Volontà di cancellare testimonianze ma lasciare qualche prova, che magari potrà portare a qualche pesce piccolo, magari riconducendo le indagini a qualche piccolo neofascistello inconsapevole, caso Pasolini docet, per coprire un disegno ed un sistema più ampio di protezioni.
Non è un romanzo, è tutto vero. E’ tutta manifestazione di quel clima da Banda della Magliana che oggi si vuole ignorare perchè oggi in Italia più che i criminali fanno paura i ‘diversi’. Ma non è combattendo i diversi che si raggiunge la sicurezza, finchè la pubblica opinione non prenderà coscienza del sistema mafioso che si instaura anche dietro a questi episodi, tutto sarà libero di rimanere chiuso in qualche archivio disperso di un qualsiasi servizio segreto.