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Franco Battiato - Inneres Auge

La politica si nutre dei soldi dei cittadini. E questo sarebbe il male minore, perché, oltre ai soldi, ci ruba anche i sogni.

“L’ultima canzone di Battiato

INNERES AUGE

Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando – o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti – precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina – Uno dice che male c’è a organizzare feste private – con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato? – Non ci siamo capiti – e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti? – Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro? – La Giustizia non è altro che una pubblica merce… – di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori – se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente – La linea orizzontale ci spinge verso la materia, – quella verticale verso lo spirito – Con le palpebre chiuse s’intravede un chiarore – che con il tempo e ci vuole pazienza, – si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge – La linea orizzontale ci spinge verso la materia, – quella verticale verso lo spirito – Ma quando ritorno in me, sulla mia via, – a leggere e studiare, -ascoltando i grandi del passato… – mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!”

…Un lampo d’arte,

poesia, musica, filosofia

che scuote l’ anima,

dal torpore e dalla banalità dei nostri tempi!

Grazie ancora una volta al M° Battiato…

…ascolto Battiato da quando avevo 15 anni, ora ne ho 36 e non mi ha mai deluso. Non ha mai fatto finta di non vedere cio’ che accade nel paese, non si è mai tirato indietro a cantarne i dolori ed i problemi, nonostante la sua musica non fosse esattamente “di protesta” o a “sfondo sociale”. Sento la nostalgia di una perduta imperturbabile bellezza, che ci attende al di là delle nostre miserie, dei nostri governi, dei beni, dei consumi…

Signori, questa crisi è culturale oltre che economica, non sappiamo più chi siamo, il paese dell’arte non riconosce più se stesso, non riconosce il valore spirituale delle opere d’arte che ha prodotto e che produce. Solo riconoscendo la nostra eterna bellezza perfino nella sua decadenza, come valore fondante del nostro paese, possiamo davvero rovesciare le sorti del nostro paese!!!

Grazie Maestro!…

…Hyppolite Simon, arcivescovo, ricercando le «radici intellettuali della crisi», attribuisce il fallimento del liberismo – e già che c’è mette il comunismo nello stesso sacco – alla sottovalutazione del bisogno umano di credere. La fede nel mercato ha sostituito la fede in dio, «la critica unilaterale della religione ha accecato molta gente […] la vera fede, quand’è cosciente, è il migliore antidoto di questa credenza surrettizia». Come dire che il dio denaro ha preso il posto del dio negato dai razionalisti. Prosegue l’arcivescovo: «I sistemi costruiti solo sulle idee (…) dimenticano che l’essere umano e dunque anche le società umane sono in realtà dei misteri».

Il mistero del denaro non è però più tale. Marx, invece di associarsi all’indignazione di tanti moralisti, ha spiegato perché gli uomini adorino il denaro e ne siano schiavi. Il denaro è l’unico mezzo che oggi ha l’individuo per entrare in relazione con il lavoro sociale e, allo stesso tempo, è lo schermo che gliene nasconde la comprensione. Nel denaro, nelle cose che per suo tramite si ottengono, l’uomo adora, senza riconoscerle, le immense potenzialità del lavoro sociale.

Per emancipare l’umanità da questa schiavitù, le prediche delle tonache valgono quanto i tentativi dei politici di limitare i megabonus dei finanzieri:: poco più di nulla. Occorre una società che rimetta nelle mani degli uomini il controllo del lavoro sociale che oggi è affidato al profitto. La “natura umana”, se bisogna scomodarla, consiste nella capacità e nella necessità di lavorare in società, e il comunismo è l’unica forma sociale che vi corrisponde pienamente…