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Continua l’operazione “Guerriero balcanico” portando al sequestro di oltre 3 tonnellate di cocaina destinate all’Europa, con il coinvolgimento della mafia balcanica e transnazionale. Alle indagini sul contrabbando di circa tre tonnellate di cocaina scoperto dai servizi segreti serbi (BIA) e dall’Agenzia americana per la lotta contro la droga (DEA), si unirà anche il Montenegro. Podgorica, ufficialmente, potrebbe contribuire alla cattura degli organizzatori e dei partecipanti a tale rete criminale, anche perchè, nonostante siano poche le attività penali sul territorio della ex Jugoslavia che vedono il coinvolgimento dei cittadini montenegrini, essi sono comunque protagonisti nella costellazione della mafia balcanica.


La Procura Speciale per la lotta contro la criminalità organizzata di Belgrado ha reso noto che nel corso dell’azione in cui sono state sequestrate due tonnellate di cocaina nel porto Montevideo in Urugay, sono state arrestate altre cinque persone di origine serba. Come riferisce Tanjug, si tratta di Dejan Dakic, Milos Pandrc, Radan Adamovic, Dragan Labudovic e Milos Kragovic, sospettati di essere membri del gruppo criminale internazionale che acquisiva e trasportava cocaina dal Sud America al territorio dell’Europa occidentale. I sospetti rimarranno in custodia cautelare per 48 ore. La Procura Speciale per la lotta contro la criminalità organizzata continuerà a informare il pubblico di altre attività in relazione ai processi di questo gruppo criminale. Nell’operazione internazionale “Guerriero balcanico”, oltre alle due tonnellate di cocaina sequestrate, è in corso la ricerca degli altri 20 contenitori con la stessa droga. La cocaina è stata trovata nello yacht “Maui”, battente bandiera britannica, nel porto Santiago Vasquez, sul fiume Santa Lucia, a 25km da Montevideo. Il gip della Corte distrettuale di Belgrado, il 17 ottobre ha avviato l’indagine contro Zeljko Vujanovic, Nikola Pavlovic e Marko Bulatovic, sospettati di associazione a delinquere e traffico illecito di droga su scala internazionale. Il Codice penale serbo, per questo crimine, prevede una pena di almeno 10 anni di carcere. Il Ministro degli interni, Ivica Dacic, ha ricordato che l’operazione “Guerriero balcanico” continua e che verranno scoperti e arrestati tutti quelli che sono coinvolti nel traffico internazionale di cocaina.

Alle indagini sul contrabbando di circa tre tonnellate di cocaina scoperto dai servizi segreti serbi (BIA) e dall’Agenzia americana per la lotta contro la droga (DEA), si unirà anche il Montenegro. Podgorica, ufficialmente, potrebbe contribuire alla cattura degli organizzatori e dei partecipanti a tale rete criminale, anche perchè, nonostante siano poche le attività penali sul territorio della ex Jugoslavia che vedono il coinvolgimento dei cittadini montenegrini, essi sono comunque protagonisti nella costellazione della mafia balcanica. Questo è quanto dimostrato dagli ultimi casi di contrabbando di cocaina dal Sud America e degli omicidi in Serbia e Croazia. Citando fonti vicine alle indagini, i media nella regione hanno reso noto che l’acquirente di cocaina è un cittadino montenegrino, e che una parte della spedizione dal Sud America doveva entrare attraverso il porto Bar. “Ciononostante le autorità montenegrine hanno taciuto, perché i cartelli della droga sono molto potenti”, ha detto il Presidente del Consiglio nazionale per l’integrazione europea, Nebojsa Medojevic, aggiungendo che il Paese diventa un centro di criminalità logistica. “La mafia locale è diventata una minaccia per la sicurezza e la stabilità d’Europa e dei Balcani, ma anche una minaccia per lo Stato del Montenegro. Spesso questo tipo di azioni internazionali richiedono azioni concrete, come avviene anche nei confini nazionali, per arrestare i ‘pesci grossi’. Essi forniscono i dati necessari operativi di intelligence alle basi del Montenegro; tuttavia non vi è stata nessuna azione da parte della polizia del Montenegro, nessuna condanna e nessun ‘pesce grande’ è in prigione”, afferma Medojevic. La Commissione europea afferma che in Montenegro vi è un basso livello di sentenze passate in giudicato del tribunale per la criminalità organizzata e la corruzione. D’altro canto, precisa Medojevic, la Serbia e la Croazia cercano nel Montenegro una “pattumiera” affidabile per occultare le persone coinvolte nei crimini più gravi.

La tesi del leader dell’opposizione, è in parte confermata dalla struttura stessa dei traffici transnazionali di droga. Di fatti, l’operazione in Uruguay, ha consentito di espugnare la roccaforte dei boss della droga in America Latina, che nelle loro mani tengono le redini di una rete di contrabbando di cocaina verso l’Europa, ma anche ad una serie di omicidi, sequestri, estorsioni, riciclaggio di denaro sporco. I sistemi del contrabbando di cocaina dall’America Latina verso l’Europa sembrano essere piuttosto semplici, ma la creazione di tali contatti è finora riuscita solo ad alcuni dei leader più esperti. Ciascuno di loro ha il suo uomo in America Latina, con cui ha negoziato l’acquisto di cocaina, mentre la rete di trasferimento della droga fino all’Europa passa anche attraverso il vecchio percorso marittimo di Rotterdam, per essere poi smerciata nei paesi dell’Europa occidentale, mentre solo una piccola parte giunge in Serbia. Quantità più grandi di cocaina, che entrano in Serbia, attraversano il porto di Bar e un importo inferiore all’aeroporto di Belgrado, grazie a corrieri che portano dalle loro vacanze in Venezuela modeste quantità di droga con valigie con un doppio fondo.