La vicenda che ha portato l’ormai ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, alle dimissioni ha fin troppi punti oscuri.
Uno su tutti: la cocaina. A corrente alternata si dice e si scrive che la polvere bianca si trovava nell’appartamento di via Gradoli. I carabinieri, invece, hanno sostenuto di averla trovata ma – caso più unico che raro e tipica tecnica degli spacciatori che vogliono liberarsi della droga – l’avrebbero gettata nel water nel bagno dell’appartamento. Il corpo del reato, insomma, sarebbe stato distrutto dagli stessi agenti intervenuti sulla segnalazione di tale Rino Cafasso, un pusher morto poco dopo per overdose (qualcuno dovrà pur avergli dato la droga tagliata male). E poi ci sono gli assegni: staccati da Marrazzo e mai incassati.
A questi punti poco chiari, si aggiunge la questione del video: non si è mai visto che un ricattatore fa di tutto per vendere e liberarsi dell’oggetto del ricatto. E poi ci sarebbe anche il secondo filmato, mai visto prima e tutt’ora – se esiste – custodito da ignoti. Protagonista della vicenda, Piero Marrazzo non risulta ancora neanche indagato e sul suo conto pende una vicenda double face, a seconda di come la si consideri. Colpo grosso, inoltre, per uno dei due trans, irregolare, che ha ottenuto il permesso di soggiorno per motivi giudiziari: non è indiziato ma in quanto testimone può restare in Italia senza avere più alcun problema. Da questa vicenda, insomma, personaggi non secondari ci stanno anche guadagnando.
Per concludere, ci sono le ultime dichiarazioni fatte ieri da Marrazzo ai magistrati: “Non ci fu ricatto, semmai una rapina”. E allora la dinamica dell’intera vicenda cambia, fin nei minimi gesti compiuti dalle persone che hanno compiuto l’irruzione. Resta comunque il fatto che per ora non ci sono indagati, se non i quattro carabinieri per una tentata estorsione tutta da dimostrare, un governatore regionale si è dimesso e qualcuno ha pure ottenuto il permesso di soggiorno.

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